100 anni fa: viene inaugurata la Camera dei deputati

Compleanno a Montecitorio. La Camera dei deputati, una delle istituzioni più importanti dello Stato italiano, compie un secolo di vita. Venne inaugurata il 20 novembre di cento anni fa, un nuovo, immenso e sfavillante palcoscenico politico, aperto pochi giorni dopo la vittoria della Prima guerra mondiale. A voler giocare ai populisti, si potrebbe sostenere come, in un contesto di macerie fisiche e morali, l’esigenza del potere fu quella di entrare nella sua nuova casa dorata. Più veritiero considerare quella coincidenza come una positiva opportunità di ripartenza, un ottimistico slancio verso il futuro democratico. Dopotutto, già prima del Novecento erano stati disposti vari bandi per arrivare a costruire un luogo che potesse contenere il Parlamento tricolore. L’assegnazione definitiva avvenne nel 1902 e fu affidata all’architetto Ernesto Basile, illustre esponente del Liberty italiano. 

Lo stile giusto per poter essere l’architetto del Parlamento

Un progetto di costruzione lungo 16 anni e che sarà raccontato dalla mostra La nuova aula della Camera dei deputati / Il progetto di Ernesto Basile per Montecitorio, inaugurata stamattina tra le varie iniziative per il centenario. L’attuale presidente della Camera, Roberto Fico,  e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, hanno inoltre presenziato una seduta straordinaria, in cui è stato presentato un francobollo celebrativo per l’occasione e trasmesso un documentario con le fasi più salienti dell’emiciclo politico.  Pur non essendo stato invitato alla proiezione del documentario (d’altronde non credo che esprimerò mai velleità di ambizione politica), ho provato a ricostruire alcuni episodi esemplificativi, nel bene e nel male, della storia dell’edificio, coincidente con quella politica, culturale e sociale dell’Italia.  

LA DENUNCIA DI MATTEOTTI

Dopo le elezioni dell’aprile del 1924, che diedero una larga maggioranza al Partito Nazionale Fascista, anche per il varo della contestata legge elettorale AcerboGiacomo Matteotti, deputato del Partito Socialista Unitario, denunciò i brogli e le intimidazioni dei fascisti in occasione del voto. La sua profetica frase “Potete anche uccidermi, ma non ucciderete mai l’idea che è in me”, resta scolpita, a distanza di quasi 90 anni, a strenua difesa di una democrazia agonizzante.  

LA SVOLTA MUSSOLINIANA

Mussolini il giorno del discorso del 3 gennaio

Alcuni mesi dopo, il 3 gennaio del 1925, con Matteotti già assassinato, Benito Mussolini pronunciò un discorso dai tratti autoritari, preannunciando la svolta dittatoriale del suo potere. Nella requisitoria, l’assunzione morale, ma non materiale, dell’omicidio Matteotti, ma anche la difesa dello stato di salute del suo governo e del suo partito. Una risposta aggressiva contro la secessione dell’Aventino, la protesta portata avanti dalle opposizioni. Da quel giorno, si ebbe la progressiva fascistizzazione della società civile e la messa al bando di qualsiasi forma di dissenso. Oltre che il definitivo accentramento legislativo ed esecutivo nella figura del fu duce. 

LA PRIMA SEDUTA DELLA COSTITUENTE

25 giugno 1946: passato il flagello della Seconda guerra mondiale e spazzati via il regime fascista e la monarchia, si riunisce per la prima volta l’Assemblea Costituente, votata il 2 giugno assieme al referendum governativo. L’organo porterà avanti i lavori di stesura della nuova Costituzione italiana, entrata in vigore il 1 gennaio del 1948. In questi due anni, l’Assemblea votò inoltre la fiducia ai governi De Gasperi II, III, IV e ratificò i trattati internazionali di pace.

IL RAPIMENTO MORO 

Il 16 marzo del 1978, a Montecitorio, sarebbe dovuto nascere il quarto governo Andreotti. Un parziale coronamento della politica del compromesso storico, che avrebbe sancito un primo principio di accordo in ottica governativa tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, ponendo così fine alla conventio ad excludendum nata nel dopoguerra. Il principale fautore di questa politica di conciliazione fu Aldo Moro, esponente della Dc sequestrato dalle Brigate Rosse in Via Fani proprio mentre si recava con la sua scorta a votare la fiducia al nascente esecutivo. Moro fu poi ucciso il 9 maggio successivo, segnando una delle piaghe più indelebili e controverse della storia politica italiana. Il governo Andreotti venne ugualmente votato qualche giorno dopo, ma il compromesso storico restò un nobile tentativo che non trovò mai una reale attuazione. 

LA PRIMA VOLTA DI UNA DONNA

Nilde Iotti sulla poltrona riservata al presidente

Il 20 giugno 1979, all’alba dell’VIII legislatura, viene eletta per la prima volta una donna ad occupare una delle quattro cariche più importanti dello Stato. Si tratta di Nilde Iotti, partigiana, costituzionalista e iscritta al Partito Comunista. La sua carica, proseguita fino al 1992, resta ancora la più longeva della storia di Montecitorio.  Dopo di lei è stata la volta anche di Irene Pivetti, eletta a soli 31 anni, e di Laura Boldrini. Un piccolo record per la carica più femminista, dal momento che il tabù in Senato si è rotto solo con l’ultima elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati. A Palazzo Chigi e al Quirinale, invece, bisogna ancora attendere per vedere la prima inquilina. 

IL CAPPIO LEGHISTA 

Coincidenza, un altro 16 marzo, ma di quindici anni dopo. Nel 1993 si è in piena bufera Tangentopoli, l’inchiesta nata per scoperchiare il vaso di Pandora dei rapporti di malaffare tra la politica e il mondo imprenditoriale e finanziario. Quel giorno, alla Camera, l’allora presidente del Consiglio, il socialista Giuliano Amato, sta tenendo un discorso sulla questione morale. Dai banchi dove siedono i parlamentari della Lega Nord, quasi dei neofiti nell’ambiente, si alza un giovane Luca Leoni Orsenigo agitando un cappio, richiamando così le forche e la necessità di depurare la classe politica dai vecchi corrotti. Il deputato viene aspramente richiamato all’ordine da Giorgio Napolitano, all’epoca presidente a Montecitorio. Quella classe politica, fortunatamente senza l’uso dei cappi, si sfaldò a poco a poco, decretando la fine della chiacchierata Prima Repubblica e aprendo la strada alla discesa in campo di Silvio Berlusconi. 

“La smettano con queste buffonate” cit.

L’AULA COME RING

Una seconda Repubblica che ha portato, tra le proprie conseguenze, un progressivo imbarbarimento dei costumi e dei comportamenti all’interno dell’aula. Non che le liti, le proteste feroci, i lanci di oggetti e le risse fossero state assenti nella prima epoca repubblicana, ma un netto aumento avviene proprio a partire dagli anni Novanta. Ciò che colpisce è come, tra i banchi, non si siano limitate a serpeggiare polemiche dovute all’attività legislativa, ma inerenti anche passioni comuni a molti italiani, come il calcio.  Il 29 aprile del 1998, dopo la contestatissima Juventus-Inter del famigerato contatto Ronaldo-Iuliano, si verifica il fattaccio. Protagonista un deputato di Alleanza Nazionale, Domenico Gramazio, che si scaglia contro Massimo Mauro, ex giocatore juventino e futuro commentatore sportivo, all’epoca parlamentare per i Democratici di Sinistra. Commessi e colleghi evitano che la situazione degeneri oltre un calcio e qualche spintone. La notizia di una lite nel Parlamento italiano per una partita di calcio fa il giro del mondo, ma non serve a far tornare il senno a Gramazio: “Mi scuso, non dovevo picchiare Mauro in aula, ma fuori”.

IL PAPA IN VISITA 

Il 14 novembre del 2002, per la prima volta nella storia, il Papa si reca in visita al Parlamento italiano, riunito in seduta comune a Montecitorio. Il pontefice Giovanni Paolo II tiene un discorso di 46 minuti, interrotto da applausi per ben 23 volte. Un evento di grande portata se si pensa alle tensioni tra Stato italiano e Stato vaticano dopo l’unificazione dello stivale. Dall’emanazione del non expedit di Pio IX fino ai Patti Lateranensi di epoca fascista e al più moderato Concordato del 1984. L’atto simbolico e conclusivo di una definitiva e serena distensione tra le due entità politiche. 

Un riepilogo della giornata papale a Montecitorio

MONTECITORIO VIA STREAMING

Non si poteva non chiudere la rassegna menzionando un episodio più recente, strettamente riguardante questa nuova fase istituzionale italiana, con l’inserimento di una forza apolitica, nata e plasmatasi sulla rete, per poi diventare il partito, anzi, il movimento più votato per due elezioni consecutive. Stavolta però, l’ambientazione non è l’aula parlamentare, ma una delle tante stanze di Montecitorio. Dopo le indotte dimissioni di Enrico Letta nel febbraio del 2014, Matteo Renzi riceve l’incarico di formare un nuovo esecutivo. Tra le consultazioni, c’è anche quella programmata con il Movimento 5 Stelle, trasmessa in diretta streaming per volere pentastellato e, soprattutto, con la partecipazione del leader maximo Beppe Grillo. Dieci minuti di nulla, in cui le parti non riescono nemmeno ad abbozzare un principio di discorso programmatico. 

Strategie politiche
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