49 anni fa: Pelé segna il millesimo goal della sua carriera

19 novembre 1969, Stadio Maracanà. Pelé, anche noto come O Rei, soprannome che non necessita di traduzione, segna il millesimo gol della sua carriera professionistica. L’impresa più iconica mai realizzata nella storia del calcio avvenuta nello stadio simbolo del tifo caldo, passionale, quasi istrionico. Non poteva essere altrimenti. Pelé, d’altronde, crebbe con la motivazione di diventare calciatore anche per riscattare il Maracanazo, la finale del 1950 che vide il Brasile perdere il mondiale casalingo contro l’Uruguay. Un trauma collettivo che, proprio dal Maracanà, fece partire un’ondata di disperazione generale verso tutto il paese carioca. Pelé era un bambino di 10 anni quando assistette a ciò. Gli ci vollero appena sette anni per trovare un parziale riscatto, trascinando il Brasile alla sua prima coppa del mondo. Iniziò lì la sua personale scalata verso l’empireo calcistico (e non): marcatore più giovane nella storia di un mondiale, unico calciatore in grado di vincerlo tre volte, giocatore del secolo della Fifa assieme a Maradona e “Tesoro nazionale” del Brasile, così come lo nominò il presidente suo connazionale Janio Quadros. 

Quel millesimo gol segnò il suo compimento come mito. La restituzione, a quello stadio, della gioia sfuggita 19 anni prima. Perché Pelé, in quel Santos-Vasco da Gama, non segnò un rigore per il suo Santos, ma per l’intera nazione. Non appena il pallone finì in rete, l’intero pubblico invase il campo e iniziò a portarlo in trionfo. Per battere il rigore c’erano voluti oltre 5 minuti, tanta era la trepidazione per quell’obiettivo. Un traguardo sensazionale per un paese che spesso ha visto nel calcio il mezzo per arrivare a forme di ribalta sociale.

Oggi questo valore di Pelé è ancora ben radicato in Brasile e anche nel resto del mondo. Nell’epoca dei social però, dove si è sempre alla ricerca del cavillo per svilire ogni impresa, in molti vorrebbero ridimensionare la figura del brasiliano. Vuoi perché ha giocato solo in America, vuoi perché le cifre dei gol sarebbero state gonfiate ad arte. Tesi che possono avere la loro veridicità, ma che partono dal presupposto errato di voler rendere una realtà complessa come semplice conseguenza di un dato numerico. Perché Pelé è stato tale per le 1281 reti contate dalla Fifa a fine carriera, ma 
la sua narrazione, anche nel 2018, non può non considerare la sua capacità di travalicare l’ambito prettamente sportivo. Per questa ragione, quando si tenta di creare un podio dei migliori giocatori della storia del calcio, non si può mai prescindere da lui o da Maradona. Per il loro essere stati proiezioni di aspettative di riscatto individuali e collettive. Entrambi in grado di caricarsi sulle loro spalle i desideri di immense tifoserie e intere nazioni. 

Per chi abbia voglia di approfondire la sua figura, ecco il trailer del film realizzato sulla sua storia nel 2016: 

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