4 anni fa: la strage contro la redazione di Charlie Hebdo

#Jesuischarliehebdo. Un hashtag che, quattro anni fa, si diffuse a macchia d’olio nelle piazze reali, ma soprattutto virtuali, della Francia, dell’Italia, dell’Europa, del mondo. Una manifestazione di solidarietà? Solo in parte. Una simpatica tendenza social? Così fu intesa da molti. Un messaggio di lotta alla religione islamica? Assolutamente no, anche se tanti lo interpretarono in questa maniera. Ma in quelle quattro parole appiccicate c’era soltanto un dito puntato contro quel fanatismo, nel caso specifico di matrice religiosa, che aveva condotto alla strage del 7 gennaio 2015.

Nella redazione parigina del periodico satirico Charlie Hebdo, due affiliati all’organizzazione terroristica islamica di Al Qaeda entrarono durante la mattinata armati di due kalashnikov e uccisero 12 persone, ferendone altre 11. Quasi tutte le vittime lavoravano per il settimanale, al centro di polemiche e controversie per i suoi contenuti altamente sarcastici, spesso aggressivi e sprezzanti. Una politica editoriale condotta con coerenza sia prima che dopo l’attentato. Le vignette caricaturali su Maometto pubblicate con frequenza negli anni precedenti furono il pomo della discordia. Ma le loro tragiche conseguenze non frenarono la vena e le matite dei disegnatori francesi.

Perché il senso di essere Charlie Hebdo era proprio quello. La difesa incondizionata della libertà di pensiero, di opinione, di stampa. Al di là dei contenuti prodotti, dell’esserne in disaccordo o meno, dell’abbracciare o no le idee veicolate. Quel #Jesuischarliehebdo fu una causa comune che dilagò oltre ogni aspettativa, faticando però a essere compresa da ogni singolo individuo che si servì dell’hashtag di successo in una foto postata qua o là nel proprio social di riferimento.

La controprova si ebbe quando l’ironia di Charlie Hebdo si scatenò contro le disgrazie italiane, il terremoto di Amatrice del 2016 e il più recente crollo del Ponte Morandi. Due copertine di pessimo gusto, tendenti allo stereotipo, ma che suscitarono reazioni incontrollate:

“Non sono più Charlie Hebdo”.

“Quello che vi hanno fatto i musulmani è poco”.

Tipologie di commenti che non afferrarono il messaggio che si voleva lanciare e valorizzare 4 anni fa. Che nessuno merita di essere trucidato barbaramente per le sue idee, per i lavori della sua penna, della sua testa. La vita resta tuttora un prezzo troppo alto da pagare. Oltre ogni cifra stilistica, che può essere respinta, criticata, rinnegata, ma mai condannata a morte.

“Io combatto la tua idea, che è diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente”.

Lo diceva Voltaire molti secoli fa, sempre in Francia. Lo si dovrebbe ricordare più spesso, ogni volta che ci si rende paladini di battaglie su cui si riflette poco, per il semplice gusto di rivendicare conoscenze affinate al gusto di like e condivisioni.

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One thought on “4 anni fa: la strage contro la redazione di Charlie Hebdo

  1. La libertà di pensiero va sempre difesa. Per questo, pur non essendo d’accordo con la linea editoriale del giornale satirico, va tutelata la sua libertà di espressione. Questa libertà, purtroppo, é confinata in Europa e non si trova nei paesi arabi, dove la religione ha cancellato molti diritti che per noi europei sono normali

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