98 anni fa: nasce Carlo Azeglio Ciampi

Per i nati a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, Carlo Azeglio Ciampi è stato una figura rassicurante. Conosciuto in tante vigilie di Capodanno, quando le nonne fremevano prima del cenone per ascoltare il messaggio del presidente della Repubblica. Parole molto pompose per dei bambini, forse anche per delle signore anziane non così istruite, ma espresse con toni sempre concilianti e affabili. 

Nato il 9 dicembre di 98 anni fa a Livorno, è stato uno dei protagonisti politici di una fase istituzionale molto delicata dell’Italia, quella del trapasso dalla Prima alla Seconda repubblica. Prima che al Quirinale, la sua figura è passata anche tra le stanze di Palazzo Chigi, dove approdò nell’aprile del 1993, per quello che fu il primo governo tecnico della storia. Una prassi politica che si sarebbe ripetuta anche in tempi più recenti e che viene ancora caldeggiata nei periodi in cui la tenuta degli esecutivi appare fragile. L’Italia di allora viveva la bufera di Tangentopoli, aveva scoperto di essere guidata da partiti e personalità che avevano nel malaffare, nella corruzione e nella tutela dei propri interessi gli spiriti guida della propria azione politica. Il valore della Lira era talmente in ribasso da estromettere il Paese dal sistema monetario europeo e le sue politiche si diressero lungo due direzioni: il controllo dell’inflazione e la privatizzazione di diverse partecipate statali per la riduzione del debito pubblico. Un tracciato che poi proseguì nella veste di ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione economica nei governi Prodi e D’Alema. In anni di transizione verso la moneta unica europea, Ciampi è stato la figura di riferimento della necessità di adattare i parametri italiani a quelli richiesti dal Trattato di Maastricht. La sua politica economica permise all’Italia di rientrare nel sistema monetario europeo e, successivamente, di essere tra i paesi fondatori dell’Euro, pur non rinunciando a cercare operazioni di cooperazione sociale con sindacati e associazioni di categoria nel segno della pratica della concertazione. Un operato che gli permise di acquisire credito a livello nazionale ed internazionale, favorito dall’epoca di grande ottimismo sul progetto unitario europeo.

Ciampi è stato uno dei presidenti della Repubblica più apprezzati, sia nelle stanze del potere che nelle piazze del Paese. Nei sondaggi ha avuto un gradimento popolare sempre alto, secondo solo a quello dell’inarrivabile Sandro Pertini. Venne eletto già al primo scrutinio, proposto da D’Alema ma ben accetto anche dal centrodestra e, da entrambe le aree politiche, ebbe grande approvazione durante il suo mandato, tanto da ricevere una proposta quasi unanime di ricandidatura. La rifiutò col buonsenso che lo ha sempre contraddistinto. Ciampi è stato perfetto nella sua figura di garante, una qualità che gli derivava da un’esperienza di uomo del fare di lungo corso, ma mai volutasi identificare in un partito politico. Fu protagonista della Resistenza nel Partito d’Azione e, una volta scioltosi questo nel dopoguerra, non ebbe mai più tessere diverse. Partito come semplice funzionario, fu governatore dal 1979 al 1993 della Banca d’Italia, prima di dedicarsi in toto alla causa politica.

Chissà, oggi, come tanti rileggerebbero la carriera di Ciampi in un contesto così diverso. Dove governo tecnico è diventato, per molti, sinonimo di indifferenza alle volontà elettive popolari e sacrificio della sovranità nazionale in funzione di altre priorità. Dove l’esperto di economia è il tecnocrate e burocrate che non ha il polso delle difficoltà quotidiane delle persone comuni. Dove la contrarietà all’euro e all’Unione Europea è diventata, tra smentite e rilanci, un argomento di agenda e discussione politica. Il giorno della sua morte, il 16 settembre del 2016, venne apostrofato da Matteo Salvini come un traditore degli italiani. Un uomo da processare politicamente.

A ognuno le sue idee, ma se si fa un buon esercizio di memoria, non si può non ricordare il suo orgoglio nel parlare del Tricolore, nell’incentivare il canto dell’Inno di Mameli. La sua riscoperta dei simboli patriottici ha cementato uno spirito comune in anni dove la radicalizzazione delle posizioni politiche diventava sempre più evidente. Un fenomeno ormai stabilizzatosi a livelli estremi e nel quale la comparsa di nuovi Ciampi sembra impossibile o, qualora si verificasse, rischierebbe più di non attecchire tra la popolazione. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...