64 anni fa: la prima donna colpita da un meteorite

Il clima non è mai troppo rigido in Alabama, il Cotton State nel cuore del Deep South statunitense. Verso l’una di pomeriggio di un tranquillo martedì del 1954 anche a Sylacauga, nella contea di Talladega, c’è una piacevole temperatura che chiameremmo primaverile. Cullata dai 70 gradi fuori dalla porta (non è l’effetto serra, è solo in gradi Fahrenheit) e dall’inconsapevolezza che una certa Rosa Parks  di Montgomery, 100 chilometri più a sud, si sta decisamente stancando di stare in piedi sul bus coi posti per bianchi liberi, Ann Elizabeth Fowler Hodges sta sonnecchiando nell’intimità del suo tinello. Non sa che da ore in tutta l’Alabama e negli Stati vicini diverse persone stanno sentendo una serie di strani botti provenire dal cielo e che quella che sembrava una stella cadente sia poco incline ad esaudire desideri, visto che sta diventando sempre più grande e fiammeggiante, lasciandosi dietro una scia di fumo nero.

Alle 12:46 del 30 novembre 1954 la palla di fuoco termina la sua corsa interplanetaria di centinaia di milioni di chilometri centrando con precisione casa Hodges, sfondando in linea retta il tetto e il soffitto del tinello, scatenando la sua furia extraterrestre contro la radio di famiglia e trovando il tempo di colpire di rimbalzo Ann al fianco, regalandole un’ustione a forma, dicono le cronache dell’epoca, di ananas.

Sebbene già ora i gatti neri cambino strada quando la incontrano, le sfortune di Ann Elizabeth Fowler Hodges sono appena cominciate.

La piccola Sylacauga, 9mila abitanti, viene invasa da curiosi e cronisti. Tutti vogliono una foto del meteorite, del buco nel soffitto o perfino dell’ustione sul fianco di Ann. Se questo la infastidisce, l’arrivo di una jeep militare le fa temere il peggio. Ha ragione: lei e il suo meteorite devono separarsi. In pieno Maccartismo ad essere piovuto dal cielo e a ferire una cittadina americana non può che essere stato un infame marchingegno comunista e l’Us Army lo requisisce per carpirne i segreti bellici e scaricare a loro volta, se necessario, un meteorite sulla casa di un cittadino sovietico. Distrutta, dichiara “Sentivo che quel meteorite fosse mio. Penso che Dio abbia voluto mandarlo a me. Dopotutto, è me che ha colpito!”

Ineccepibile.

Onnipotente a parte, possiamo capirla. Julius Kempis McKinney, un contadino locale, è stato sfiorato da un pezzo dello stesso meteorite, anche se grande meno della metà, mentre percorreva le campagne a dorso del suo mulo. Zitto zitto, ha pensato bene di rivenderlo il giorno dopo al Smithsonian Institution per abbastanza dollari da ricavarci una casa e un’automobile. Chissà quanto poteva valere il pezzo originale! Peccato che lo stesso pensiero sia venuto a Birdie Guy, l’affittuario degli Hodges, che rivendicava la proprietà del meteorite in quanto caduto sul suo terreno, oltre che sulla sua inquilina. Quando i militari capiscono che la roccia, benché spaziale, è solo una roccia e non ha scritto “made in Urss” da nessuna parte e lo restituiscono ad Ann, lei e Birdie vanno per tribunali. Ci stanno per mesi, finché lei non decide di pagare 500 dollari (almeno 4mila attuali) purché le venga lasciato il prezioso sasso alieno.
Purtroppo, l’anno passato ha fatto svanire la moda meteoritica e nessuno è più interessato a comprarlo. Giunge una sola offerta dello Smithsonian. Galvanizzati, gli Hodges decidono di rifiutare sperando di scatenare un’asta. Il loro telefono non squillerà mai più. Si libereranno del ricordo dell’infausto affare donandolo al Museo di scienze naturali dell’Alabama, gratis.

L’infelice conclusione la condurranno ad un esaurimento nervoso che a sua volta causerà il divorzio dal marito Eugene. Diciotto anni dopo quel 30 novembre 1954 morirà sola in una casa di riposo nella sua città natale. Il meteorite è ancora in possesso del Museo dell’Alabama, con una targa che consegna all’eternità il nome di Ann Hodges, prima e unica donna ad essere stata colpita da un meteorite. Cessa di essere l’unico umano quando nel 1992 una roccia spaziale di 3 grammi colpisce senza danni un ragazzo in Uganda, dopo aver rimbalzato su un albero. Il meteorite di Hodges è ad oggi esposto sotto una teca di vetro. Se questa protezione è intesa a difendere lui dai curiosi o tutti noi dal suo influsso, lo lasciamo al lettore.

di Andrea Prandini

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